
Una batteria elettrica di 2000 anni fa scoperta nei pressi di Baghdad nel 1936. Impronte di calzature che schiacciarono un trilobite (organismo vissuto 250 milioni di anni fa) ritrovate nello Utah, USA, da William Meister. Il meccanismo di Antichitera, il più antico calcolatore meccanico conosciuto, databile intorno al 100 a.C. E ancora: lo scheletro umano di Midi, anatomicamente moderno ma datato 25 milioni di anni fa, ritrovato in Francia dall'antropologo francese Gabriel de Mortillet. Oppure come il Fuente Magna, un vaso ritrovato in Bolivia nel 1950, con presunte incisioni in cuneiforme Sumero. E poi ci sono le Pietre di Ica, Perù, raffiguranti dinosauri, impossibili da incidere se non con la tecnologia moderna, datate 65 milioni di anni. 

Questi sono solo alcuni casi di OOPArt, acronimo inglese di “manufatti fuori posto”, coniato dal naturalista americano Ivan Sanderson (1911–1973) per dare un nome ad una categoria di oggetti che difficilmente trovano una collocazione storica. Anacronismi. La chiamano pseudoarchaeology, questa scienza, proprio perché non riescono a dare una spiegazione che rientri nella storia ufficiale. In altri casi, invece, si ritiene che siano semplicemente non tanto fuori dal tempo quanto impossibili da realizzare con la tecnologia dell’epoca. Da qui allora ci si immerge in altre teorie, spiegazioni più o meno verosimili o azzardate. Civiltà tecnologicamente superiori di cui non conserviamo memoria (se non la “leggenda” o la “mitologia”), o interventi extra terrestri nell’antichità. Nei prossimi interventi si prenderanno in esame alcuni di questi OOPArt e… ai posteri, o agli “antichi”, l’ardua sentenza.
Nessun commento:
Posta un commento