lunedì 15 giugno 2009

CASANOVA TESTIMONE DI UN UFO?

CASANOVA WITNESS OF AN UFO?- Casanova, in his book called "Story of my life", wrote that he was witness of an unidentified flying object (UFO). A piramid fire which flying not far from him, in the sky, for whole night long.
Anche nel Settecento, il "secolo dei lumi", vi furono numerosi avvistamenti di UFO (Unidentified Flying Object). Tra le molte cronache dell'epoche che ne parlano, vi fu anche quella di un noto e controverso personaggio: Giacomo Casanova. L'avventuroso "tombeur de femmes", interessato per altro oltre alle donne all'esoterismo, scrisse nella sua opera autobiografica "Storia della mia vita" un episodio interessante: "... Avevo lasciato Castelnuovo da un'ora e me ne andavo alla volta di Roma in un'aria tranquilla e sotto un cielo sereno quando notai a dieci passi da me a destra una fiamma piramidale alta un cubito e sollevata da terra quattro o cinque piedi, che mi accompagnava. La fiamma si fermava quando io mi fermavo, e quando la strada era fiancheggiata da alberi non la vedevo più, ma tornavo a vederla quando avevo superato le piante. Mi ci avvicinai parecchie volte e di tanto io mi avvicinavo essa si allontanava. Provai a tornare sui miei passi e allora non la vedevo più, ma quando riprendevo il cammino la ritrovavo allo stesso posto. Scomparve soltanto con la luce del giorno..."

Spring-Heeled-Jack, l'enigma che terrorizzò l'Inghilterra


Nell’età Vittoriana, Londra fu al centro di alcuni strani episodi che ancora oggi non trovano spiegazione.
La sera del 25 settembre del 1837, Polly Adams di 23 anni, stava passeggiando tranquillamente in compagnia della sua amica Mary nei pressi di un parco londinese quando, incuriosite da dei rumori provenienti da un cespuglio, si avvicinarono. Raccontano allora di aver visto saltar fuori un uomo alto, con un mantello nero, sfigurato e dai lunghi artigli. La ragazza rimase seriamente ferita, ma ancora in vita, e il giorno dopo raccontò alla polizia: "Ho visto bene quella creatura in faccia: era metà uomo e metà diavolo, aveva lunghi artigli, gli occhi sembravano di fuoco e indossava un lungo mantello nero e stivali scuri, era il demonio in persona".
Fu il primo avvistamento di quello che i giornali dell’epoca chiameranno Jack il Saltatore o Spring-Heeled-Jack, Jack dai tacchi a molla. Una vasta zona fu teatro delle sue apparizioni, dai sobborghi di Londra fino a Liverpool.
Una sera, il campanello della famiglia Alsop, a Berahind Lane, nella cittadina di Bow, iniziò a suonare ripetutamente. I genitori mandarono allora loro figlia Jane ad aprire il la porta. La figura era indistinguibile al buio, e così la ragazza gli si avvicinò subito con la candela. Dirà di aver visto degli occhi rossi, viso orribilmente malformato coperto da una sfera trasparente e una strana lampada che gli pendeva dal petto. Un lampo blu investe la ragazza. Gli si scaglia addosso. Emette un verso sordo e cupo. La ragazza tenta di scappare ma viene immobilizzata e, racconterà, che la creatura iniziò a graffiarla in viso, collo e schiena e a tagliarle ciocche di capelli. All’arrivo dei genitori e dei vicini, attirati dalle grida della ragazza, “Jack” spiccò un salto che lasciò a bocca aperta tutti i presenti.

Le aggressioni si moltiplicarono. Tra gli indiziati ci fu anche il Marchese Henry de la Poer Beresford di Waterford, un nobile che praticava diversi sport, con un carattere inquieto ed incline a fare scherzi di vario genere. Si diceva che si fosse fatto costruire degli stivali con delle molle che gli permettessero di compiere dei salti straordinari, ma mori nel 1859, mentre “Jack” ancora per molto tempo continuerà ad aggredire uomini e donne.
Nel 1877, a Newport, “Jack” fu colpito da diversi colpi di fucile a corta distanza, ma si dileguò lo stesso con un “salto prodigioso”, stando alle parole dei testimoni.

L’ultima apparizione fu registrata il 10 settembre del 1904, a Liverpool, dove fu visto saltare da migliaia di persone di tetto in tetto con la sua tipica risata da diavolo.

domenica 14 giugno 2009

LA FORMULA DELL'ORO A PIAZZA VITTORIO


Visualizzazione ingrandita della mappa
Verso la metà del ‘600, la corte dell’ex regina di Svezia Maria Cristina, stabilitasi da poco a Roma, era un ritrovo di libertini, filosofi, artisti e nobili, e tutti appassionati d’alchimia. Tra questi spiccava il marchese Massimiliano di Palombara, proprietario di una grandiosa villa con più di 80.000 mq di parco, nell’odierno quartiere romano dell’Esquilino. Lui e l’ex regina si dilettavano intere giornate nella ricerca della formula per tramutare il piombo in oro.Un giorno un pellegrino arrivò alla sua porta, gli assicurò di essere in possesso di una formula capace di ricavare l’oro dalle erbe: voleva soltanto il permesso di cercare quella giusta nel suo immenso giardino. Permesso accordato. E dopo una lunga ricerca e un’altrettanta lunga mistura e bollitura delle erbe, il pellegrino disse che era necessaria un’intera notte per avere dei risultati.La mattina dopo, il marchese ritrovò il suo laboratorio in disordine, e sopra il tavolo, in bella mostra, un lingotto d’oro con sotto un foglio di carta con delle formule. Nell’alchimia niente è come sembra, e le formule sono simboli esoterici tra il mistico e il filosofico. Il Marchese si mise subito all’opera, ma malgrado seguisse passo passo tutti i passaggi della formula, non riuscì mai a risolvere l’esperimento.E fu così che decise di scolpire la formula alchemica sul marmo della porta d’ingresso del giardino, nella speranza che un giorno, tra i passanti, qualcuno la vedesse e la sapesse interpretare.Ancora oggi la porta è lì, nei giardini di Piazza Vittorio a Roma, in attesa di essere risolta.